
Riceviamo e pubblichiamo a scopo divulgativo
note e appunti a cura di
Giuseppe Callegari________________________________________________________12/12/01

"HO
FATTO UN SOGNO"
Una
“visione” di Giuseppe Callegari
Gocce
"secche" punteggiano la discesa che porta verso il lago. Seduto su di
un muretto osservo, assente, quella pioggia asciutta ed insignificante.
"Posso sedermi?": una goccia, più grande delle altre, si accovaccia alla mia destra. Non rispondo e solo quando sento sfregare la pietrina dell'accendino mi giro con la sigaretta in bocca. Vedo due occhi decisi accerchiati da un viso scarno e spigoloso. Osservo in silenzio e, lentamente, mi accorgo che la durezza degli occhi sta combattendo contro un’assenza che si fa strada progressivamente. Sono occhi che guardano fissi, l'impercettibile movimento delle palpebre punteggia un discorso senza parole.
Vedo
l’informazione che è ipocrita compiacenza nei confronti di chi prima bombarda
per due mesi e poi dice: “Abbiamo la prova decisiva”; vedo l’assenza di
chi piange le ricche vittime innocenti e non ha speso una parola per i poveri
agnelli sacrificali immolati; il vuoto dei pensieri di chi “gode” per un
bambino mutilato si accavalla ed impedisce il dipanarsi di una matassa che
chiama terroristi un branco di fanatici, ma definisce “difensori della
democrazia” una congrega di banchieri invasati che sta preparando la
catastrofe globale. La porta aperta di una casa; rumore di televisione; la mente
che si perde nello spazio di un mondo che esiste solo nella memoria; la gomma
per cancellare della tv, il santone che parla della realtà. Una sigla per
piangere e una per dimenticare; la disperazione per qualcosa che accade e la
gioia con cui si gode un improvviso silenzio sono accompagnate dall'ossessione
del tentativo di bracciate sicure e vigorose che le onde di un repellente
inchiostro che ci raccontano la storia del fidanzato di una povera crista
matricida ricacciano indietro; un fiume in piena che cammina con il caos e si
scontra con la necessità di protezione.
Tristezza,
abbandono, dolore, fragilità, desiderio, libertà.....................................
Gli
occhi si chiudono, la sigaretta si è velocemente consumata. Mi alzo lentamente
e mi accorgo che intorno non ci sono più gocce. Per terra, solo macchie di
acqua indistinte. Getto la sigaretta e, mentre mi allontano, dal riverbero
dell'acqua nascono due occhi che si allargano fino a formare un corpo indefinito
e mostruoso che, incendiato da chi ha trasformato le piante in supermercati e le
nostre case in postriboli, mi insegue sulla piazza deserta.
Sobbalzo
e mi ritrovo seduto sul letto; dalla finestra vedo bagliori di festa e sento
crepitare ed esplodere mortaretti e serpentine. Sul comodino la radiosveglia
indica le ore 00.01 di un qualsiasi giorno di dicembre 2001.
Qualcuno
sbatte contro la porta. Scendo di corsa e gli occhi di prima si trasformano in
un giovane corpo che, crivellato di colpi, mi cade addosso. Lo spingo fuori e
chiudo la porta.
Mi
siedo sul divano, "accendo la televisione" e conosco "il gusto
pieno della vita", imparo a "mettere le ali ai miei sogni" e
gioco con "l'eroe dell'igiene".
Fuori:
bagliori sinistri, mortai, granate, fucilate, gemiti di dolore.............
Dentro:
la morte